Mark Guiliana Quartet

Domenica, 23 Ottobre, 2016 - 17:30
Jazz in Bess

Si scrive, in modo parecchio improbabile, «Guiliana», ma lui il suo cognome lo pronuncia schiettamente «Giuliana», confermando non solo le chiare origini italiane ma anche l’ennesimo refuso dell’ufficio anagrafe statunitense, evidentemente avvenuto all’epoca delle immigrazioni di massa. Poco male. L’importante è che Mark Guiliana, nato nel New Jersey nel 1980, è uno dei batteristi più originali fra quelli (e di bravi sono in tanti) emersi nel nuovo millennio. Figlio del suo tempo, Guiliana non nasconde nelle inclinazioni musicali le scansioni, le emozioni e le sonorità del pop contemporaneo; ma è anche insolitamente attento alla più profonda tradizione della batteria jazz, a cominciare dal suono. L’intonazione e la sonorità piena dei suoi tamburi e dei suoi piatti, minuziosamente curata sul piano dell’orchestrazione timbrica d’insieme, rivela il grande amore per figure passate alla storia come Tony Williams, Philly Joe Jones, Art Blakey: i creatori del suono contemporaneo, attorno al quale si può costruire un’estetica rigorosa e complessa. Ed è proprio quello che Guiliana sta facendo, senza negarsi i meritati successi in altre aree musicali (come l’importante partecipazione all’ultimo disco di David Bowie). In effetti il giovane batterista ha sempre frequentato il mondo del jazz, fin dalla lunga collaborazione con il contrabbassista Avishai Cohen fra il 2003 e il 2008; è vero che nel frattempo dava vita a quello che chiamava il suo «garage jazz trio sperimentale», Heernt (nel quale si affiatava con il sassofonista Jason Rigby che lo affianca in questo quartetto «jazz-jazz»), il cui disco d’esordio veniva esaltato nientemeno che da Bill Bruford. Con il nuovo decennio si concretizzava lo stimolante duo Mehliana, ovvero l’associazione con Brad Mehldau in una «terra di mezzo» stilistica fra echi progressive, jazz sperimentale, sonorità elettroniche, riferimenti hip hop… insomma, l’intero campo degli interessi di Guiliana. Il quale con il suo quartetto jazz, composto con musicisti della sua stessa generazione, tenta la difficile quadratura del cerchio: un gruppo che conservi tutto il profumo del jazz «storico» aggiungendovi l’emozionalità della miglior musica giovanile del nuovo millennio. © RSI – 2016.