XXI Festival di cultura e musica jazz di Chiasso

Giovedì, 8 Marzo, 2018 - 19:00 al Domenica, 11 Marzo, 2018 - 00:00
Chiasso

Jazz and the city. E’ questo il tema della XXI edizione del festival di Chiasso che, anno dopo anno, ha costruito una notorietà internazionale basata sulla genuina novità.
A pensare bene, può dirsi che la musica è l’incarnazione del sentimento democratico: la democrazia par excellence. In questo campo il jazz primeggia, vista l’epopea formativa che parte da una sola stirpe (l’Africa), ma che con il tempo ha costruito diversi idiomi. Un vocabolario ricco e policromo distribuito tra Americhe, Europa, Asia e Africa in continua evoluzione e sempre in fuga dai lemmi sintattici del passato. La babele della folla delle città ha cambiato anche il lessico musicale, lasciando prevalere l’occhio all’orecchio, soprattutto nelle relazioni interpersonali. Il moltiplicarsi degli spazi per fare musica ha generato una sorta di polverizzazione dei gruppi, del pubblico, spingendo alcune musiche in una nicchia ben custodita da alcuni santoni. Il jazz, che è musica folclorica di diritto, ha sofferto tale inscatolamento: il jazz è per la gens, non per pochi eletti. New Orléans, Chicago, New York, Kansas City, sono state le capitali del jazz: qui la musica si è sagomata, si è formata, si è anche trasformata. E, ancora oggi, il jazz si trasforma, si evolve in ogni città del mondo.

A marzo Chiasso issa il vessillo di capitale del jazz e, come ogni buona città elegge un sindaco: il giovane pianista Shai Maestro, al quale spetta la residenza artistica e che sciorina alcune delle sue perle musicali: a cominciare da Melismetiq, progetto che condivide con il batterista svizzero Arthur Hnatek dove si fa sentire l’eco dei natali di Maestro innervato con il sound non imbolsito dell’adottiva New York e un occhio di riguardo al linguaggio mittel-nordeuropeo; libero da vincoli in piano solo e, ancora, con il suo originale trio. La tradizionale anteprima al Teatro Sociale di Como ospita l’inedito incontro tra «il più famoso trombettista italiano nel mondo» Enrico Rava e il connubio tra due suoi pupilli: il sassofonista Francesco Bearzatti e il pianista Giovanni Guidi. C’è il poliglotta ed esplosivo quartetto italo-franco-statunitense con Antonio Faraò, Ameen Saleem e Jeff Ballard che con Biréli Lagrène omaggeranno Didier Lockwood. All’altra parte dell’oceano si rivolge lo sguardo del nuovo progetto di Maria Pia De Vito, che coniuga la musica del miglior Brasile con il camaleontico vernacolo napoletano. Appetitoso, poi, l’incontro tra il jazz europeo del trio lussemburghese formato da Michel Reis, Marc Demuth e Paul Wiltgen che coopta la brillante personalità del sassofonista di Berkeley Joshua Redman. Spazio anche per il talentuoso polistrumentista di Bellinzona Max Pizio e il suo trio, che ospita la pungente estetica contemporanea del trombettista Fulvio Sigurtà. Occhiolino strizzato al soul-blues con la voce di Luca Sapio, performer d’ampio respiro e dalle significative esperienze professionali. A chiudere un cartellone che non lascia fuori porta niente e nessuno, c’è il solipsistico geniale verbo pianistico di Brad Mehldau, musicista che ha saputo ridisegnare i confini del pianoforte jazz.

Alceste Ayroldi
Musicologo e critico musicale delle riviste Musica Jazz, Jazzitalia

 

Alla rassegna partecipa come sempre la Rete Due della RSI, host broadcaster che assicurerà la diretta radiofonica parziale delle serate e diversi spazi giornalistici nei suoi programmi del pomeriggio.

 

Tutte le sere

DJ SOULJAZZ (Resident dj / Svizzera) Jazzafterjazz
Jazz, soul, rare black music

Jazz Dinner

Durante le serate del Festival, a partire dalle ore 19.00, sarà possibile cenare sulla terrazza del Cinema Teatro.